Dopo essere rientrato a casa ieri, intorno alle 2:00, non riuscivo a prendere sonno. Ero agitato, avevo addosso una carica come se dovessi ancora fare qualcosa. Mi sono alzato, sono andato di sotto e ho ripreso il libro La lingua è un tamburo, la raccolta di poesie della poeta Opal Palmer Adisa, che poche ore prima avevo ascoltato leggere e raccontarsi a Casa Naima. Avevo bisogno di leggere e leggere ancora, di continuare a tenere viva nella mia mente quella sensazione, quelle parole che avevano lasciato me e tutti i presenti meravigliosamente impietriti, come un sasso scagliato all’improvviso in un lago: le increspature dovevano ricompattarsi sulla superficie. Ora che quelle parole hanno attraversato il mio corpo e trovato posto sul fondo della mia anima, diventando un tutt’uno con essa, solo ora posso riutilizzare la mia voce e cercare di raccontare la serata.
Devo (e dobbiamo tutti) ringraziare Flavia e Domenico di Casa Naima, per il loro impegno e la dedizione nel portare nella nostra provincia la bellezza della parola, e l’impegno di Sergio Iagulli e Raffaella Marzano che con la “Casa della Poesia” di Baronissi negli anni hanno regalato libri ed eventi meravigliosi.
L’arrivo in libreria

Con Fran arriviamo in libreria con quei 10\15 minuti di elegante ritardo. Da fuori era evidente che la libreria fosse già piena di gente, pronta ad ascoltare la poesia di Opal Palmer Adisa. Parcheggio, scendiamo e ci avviamo. L’evento era da poco iniziato, apro la porta cercando di fare il meno rumore possibile per non disturbare il momento. Non c’era un posto libero per sedersi, molti volti di amiche ed amici, mi faccio largo con la delicatezza di un pachiderma per trovare un posto tranquillo in cui poter vedere Opal.
L’introduzione termina quasi subito e subito dopo Opal Palmer Adisa inizia a leggere una poesia dietro l’altra, veri e propri colpi di tamburo che feriscono dolcemente il pubblico con la loro potenza gentile. Lei, Opal, è una signora. Una nonna, dolce, simpatica. Incontrandola per la strada non diresti mai che questa signora sia una voce poetica tanto potente. Amo come la poesia si celi dietro i volti più inattesi. La sua voce risuona nella sala, un tono caldo e vissuto che dà vita alle parole sulla carta. Ogni verso è un invito a entrare nel suo mondo, fatto di osservazioni acute e momenti catturati con la precisione di un fotografo dell’anima. Le sue mani, segnate dal tempo, reggono i fogli con la stessa cura con cui probabilmente ha cullato i suoi figli.
Il pubblico è rapito, si percepisce quel silenzio denso che solo la vera poesia sa creare. Qualcuno annuisce, altri hanno gli occhi chiusi, persi nelle immagini che Opal Palmer Adisa dipinge con le sue parole. Mi ritrovo a sorridere quando, tra una poesia e l’altra, condivide piccoli aneddoti della sua vita quotidiana, raccontati con la stessa grazia poetica dei suoi versi.
Opal Palmer Adisa: «non ci sono soldi nella poesia. Scrivo per comunicare tematiche urgenti»
C’è qualcosa di magico nel vedere come questa donna, reduce del passato del suo popolo e del suo essere donna in un mondo di uomini, trasformi l’ordinario in straordinario. Le sue poesie parlano della resistenza delle donne africane e della diaspora alle grandi battaglie storiche contro il colonialismo e la schiavitù (No, women Don’t Cry, ispirata alla nota canzone di Bob Marley):
“custodiamo le nostre lacrime / come una diga / perché se / versassimo una sola goccia / non potremmo più fermarci”
della potenza della parola e del tentativo di censura imposto ai popoli colonizzati che vietavano l’uso dei tamburi agli schiavi per evitare che comunicassero ( La lingua è un tamburo). Il tamburo diventa metafora (neanche troppo velata) di un canto di resistenza che non si piega ai divieti.
“la lingua è un tamburo / e suonare il tamburo è stato vietato / specialmente / se non sei un bianco / specialmente / se sei una donna / (…) continua ad imparare / nuovi linguaggi / crea / nuove sintassi.”
La poesia di Opal Palmer Adisa parla di ricostruzione attraverso la memoria; della capacità di rimettere insieme i pezzi dopo la distruzione della guerra (Trasformazione)
“ora che i cugini hanno perdonato i cugini / ei fratelli si stringono la mano / ora che le donne passeggiano nel mercato / e si fermano a parlare e ridere tra loro (…) per dimenticare ci vorranno più generazioni / e la memoria deve essere costante come il respiro (…) ora che dobbiamo imparare l’abc del perdono / ora che dobbiamo praticare l’amore.”
In “Musa” parla della poesia e dell’ispirazione. La poesia diventa un amante irresistibile, suggerendo l’ineluttabilità della creazione artistica. La poeta non può sfuggire alla scrittura, che la possiede e la consuma
“non disponibile / come un amico / per offrire conforto / non furtivo / come un ladro disperato / ma come un predatore / sulle tracce del mio odore (…) non sarei mai stata in grado / di liberarmi da lui / sarebbe stato per sempre / nel mio letto.”
E poi Adisa da voce alla poesia stessa: si lamenta di essere inascoltata e di vivere in una società che non la comprende. La poesia è qualcosa di scomodo, una voce che denuncia ingiustizie e sofferenze.
“non voglio nascere / nessuno vuole sentirmi / lamentare (…) sempre a lamentarmi di qualche torto ricevuto / a chiedere giustizia”
Ma il potere della poesia non è solo terapeutico: può anche cambiare la società. Adisa ( “La poesia è magia” scritta per la nipote) immagina un mondo in cui la poesia viene recitata ogni giorno, trasformando radicalmente il comportamento umano:
“se le spargessimo per la terra / e chiedessimo a tutti di recitare una poesia al giorno / sono sicura che gli omicidi diminuirebbero / gli stupratori si ravvedrebbero / e gli uomini che picchiano le loro compagne / si estinguerebbero come i dinosauri.”
La serata scorre veloce, troppo veloce, e quando l’ultima poesia viene letta, il silenzio permane per qualche secondo prima che l’applauso esploda, spontaneo e caloroso come un temporale estivo. Opal Palmer Adisa sorride, un sorriso che illumina tutta la stanza, e in quel momento capisco che la vera poesia non ha età, non ha forma prestabilita.
Opal Palmieri Adisa – Breve Biografia
Opal Palmer Adisa è una scrittrice, poetessa, attivista culturale e professoressa giamaicana, nata a Kingston. Ha vissuto e studiato negli Stati Uniti, insegnando in prestigiose università come Berkeley, Stanford e San Francisco State University. Il suo lavoro esplora temi come la memoria della schiavitù, il razzismo, la violenza di genere e gli abusi , utilizzando la letteratura e le arti performative come strumenti di denuncia e cambiamento sociale.
Attivista femminista da oltre quattro decenni, ha diretto l’ Istituto per gli Studi di Genere e Sviluppo presso l’Università delle Indie Occidentali in Giamaica. È inoltre caporedattrice di due importanti riviste letterarie: Interviewing the Caribbean e Caribbean Conjectures. Nel 2025 ha ricevuto il Premio Internazionale Casa della Poesia – Regina Coppola , confermando il suo impatto duraturo sulla poesia contemporanea e l’impegno per la giustizia sociale.
Vik Palmieri
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