Vai al contenuto

Dal patto col diavolo ai social: la musica al bivio

La musica è sempre stata una questione di scelte. C’è chi, come Robert Johnson, ha trovato la propria leggenda a un crocevia, e chi – come Sister Rosetta Tharpe o Nick Drake – ha vissuto in bilico tra oblio e riscoperta. Oggi quel bivio è ancora davanti a noi: scegliere se ridurre la musica a un consumo di 15 secondi da social o riscoprirla come esperienza di durata, comunità e responsabilità condivisa.

Nel libro Fatti di rock (Round Midnight), Ernesto Razzano attraversa miti e storie del rock per restituire alla musica la sua natura più autentica: non un semplice intrattenimento, ma una biografia collettiva che ci riguarda tutti, artisti e pubblico. Questo articolo nasce da lì: dal simbolismo del bivio come filo che lega passato e presente, mito e industria, scelte personali e scelte collettive.

Il crocevia come mito fondativo

Il patto di Johnson al crocevia non è solo leggenda: è il simbolo di un bivio esistenziale. La magia del blues nasce da una realtà concreta fatta di segregazione, fatica e studio. Il mito serve a dare forma a quella tensione: l’artista che sceglie di oltrepassare i confini, a costo di pagare un prezzo.

Dall’altra parte del ponte c’è Sister Rosetta Tharpe, pioniera cancellata dal canone: donna, nera, queer, costretta a inventare un tour bus autosufficiente per sopravvivere al razzismo degli Stati Uniti. Anche qui un bivio: restare confinata nei cori gospel o trasformare la chitarra in un detonatore culturale. Rosetta scelse la seconda strada, eppure la memoria ufficiale non le ha dato subito il posto che meritava.

Talento, successo e il bivio del tempo

Il rock è costellato di artisti che al bivio hanno scelto la via meno ovvia. Terry Reid rifiuta di diventare la voce dei Led Zeppelin per restare cantautore. Nick Drake non riesce a esibirsi dal vivo, e viene compreso solo decenni dopo la morte. Storie che mostrano come talento e successo non coincidano, e come il tempo sia un crocevia silenzioso: la musica può esplodere in un istante o sedimentare fino a rifiorire altrove, in altre generazioni.

Oggi il bivio si è fatto più netto: 15 secondi da social da un lato, che piegano la scrittura musicale alle logiche di consumo veloce; dall’altro la possibilità di pensare la musica come durata, come ricerca, come costruzione di senso.

Industria e devianza: i bivi della società

Ogni epoca ha i suoi crocevia. Negli anni Sessanta, il rock è insieme strumento di ribellione e prodotto dell’industria culturale. Il caso di Charles Manson, che piega i Beatles al proprio delirio, mostra quanto fragile sia quel confine: a ogni bivio possiamo scegliere se leggere la musica come linguaggio o usarla come arma.

Il punk segna un altro snodo: pochi anni di suono, ma decenni di attitudine. “Do it yourself” diventa la strada alternativa al bivio tra mainstream e silenzio. È la dimostrazione che la musica può inventare percorsi laterali, aprire porte anziché chiuderle.

Geografie da riscrivere: il bivio della musica

Razzano ci invita a non restare immobili all’incrocio segnato dal canone occidentale. L’America e l’Europa non bastano: ci sono bivi che si aprono in Cile, con le voci spezzate di Victor Jara e Violeta Parra, che scelgono la musica come resistenza. Oggi, davanti agli algoritmi che ci riconsegnano sempre le stesse playlist, il bivio è chiaro: lasciarsi guidare dal consumo automatico o cercare altrove, nelle periferie e negli archivi, la linfa di altre storie.

Italia: il bivio della scena

Anche in Italia il bivio è sotto i nostri occhi. L’indie che aveva costruito una propria filiera indipendente è stato in gran parte inglobato dal mainstream. La trap, spesso, replica codici di marginalità senza avere lo stesso terreno sociale. E soprattutto è sparito il ceto medio della musica dal vivo: restano solo i mega-eventi a prezzi proibitivi o i concerti gratuiti che precarizzano gli artisti.

Qui il bivio non riguarda solo i musicisti: riguarda noi come comunità. Vogliamo un sistema che riduca la musica a sottofondo da algoritmo e intrattenimento da stadio, o vogliamo ricreare spazi e scene, proteggendo il concerto come atto di cittadinanza?

Il pubblico davanti al bivio della musica

Alla fine, il cuore del libro è questo: il pubblico non è spettatore, ma coautore. Al bivio può scegliere se restare follower – accettando i meccanismi del karaoke collettivo e delle “ultime volte” nostalgiche – o tornare ascoltatore, capace di curiosità e attenzione.

Il rock ci insegna che ogni mito, ogni leggenda, ogni rivoluzione è nata da un crocevia. Oggi il nostro bivio è altrettanto decisivo: continuare a vivere la musica come consumo istantaneo, o riscoprirla come linguaggio, durata, responsabilità condivisa.

Vik Palmieri

P.s. se hai apprezzato questo articolo lascia un commento e continua a seguirmi sui social, oppure, se vuoi puoi anche sostenere il mio lavoro e ricevere direttamente gli articoli nella tua mail iscrivendoti alla newsletter. Cliccando qui!

Leggi anche: 

Purgatorio di Ilaria Palomba: un poema di carne, silenzio e resistenza

Versi di cambiamento: la poesia sociale come atto di cittadinanza attiva

Pubblicato inBlog

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *