Una serata, a Casa Naima, intensa, intima e vibrante di emozioni, quella vissuta sabato sera in occasione dell’incontro con la poetessa e artista libanese Nada Skaff, ospite d’onore di un evento che ha saputo unire poesia, politica, silenzio e resistenza. Ad affiancare nella serata la poeta c’erano Dolores Morra, commissione femminile dell’ANPI di Benevento e Schahrzad Hassan del Circolo Dear Virginia che hanno accompagnato tutti i presenti alla scoperta di Nada e delle sue parole.
Nada Skaff nasce a Beirut nel 1969, in un Libano lacerato dalla guerra civile e dai conflitti, ma fin da subito si fa portatrice di una sensibilità straordinaria. Con una laurea in microbiologia conseguita all’Università Americana di Beirut e successivamente una laurea in lingua e letteratura francese all’Orientale di Napoli, Nada è una voce che attraversa culture e lingue, incarnando un ponte tra Oriente e Occidente. La sua scrittura, potente e profonda, è stata definita come una vera “chimica della natura” – un’arte che, pur partendo dall’elemento materiale e biologico, si trasfigura in visione poetica e salvezza emotiva.
Durante l’incontro, Nada ha condiviso poesie tratte dalle sue raccolte Punto di rugiada e Nero di lava, ma anche testi inediti, tra cui la struggente “Essere animale”, scritta due anni fa ma ancora profondamente attuale.
Essere animale,
fiore, filo d’erba, pino in un burrone,
rifuggire l’avidità del principe,
salvarsi dal suo regno,
animale per giunta,
rifugiarsi nei cieli, sulle cime,
non scrutare che l’infinito delle acque e delle foreste,
insinuarsi negli anfratti,
non vedere, non essere visto,
intuire l’essenziale
al minuto, all’ora, al giorno,
non regnar su nulla, se non sulle rocce,
non pensare,
lasciarsi guidare dall’istinto animale, vitale,
aggrapparsi alle pareti,
vivere, sopravvivere,
tutto sparirà un giorno
in una nube di una palma,
purché muoia il pensiero.
Per Nada, la poesia è rifugio, è una forma di resistenza spirituale in un mondo sempre più muto di fronte al dolore. “L’unica soluzione – ha detto – è nascondersi nella natura. Lì, il silenzio ci fa risentire la nostra voce”.
Uno dei momenti più toccanti è stato l’omaggio a Gaza, con la poesia che le ha valso il suo primo premio letterario: Gaza, benda i tuoi bambini di garza. Un testo che unisce tenerezza e denuncia, memoria storica e attualità.
Gaza, benda i tuoi bambini di garza,
tela di seta selvaggia
tessuta dalle beira dei secoli,
punto croce sul sario di San Porfirio,
velo di polvere sul sobborgo del mondo.
Le figlie di Hebron
ricuciono i corpi smembrati.O Gaza, striscia stretta
dove si espande la dignità
nelle orbite mancate.Quelli che furono gassati,
o Gaza, lo ricordano,
reincarnati in rami di ulivi.
La sua voce poetica – “voce dell’esule, ma non solo” – ha saputo commuovere e scuotere le coscienze. Come ha sottolineato lei stessa: «Il poeta è un transumante. Non riconosce le frontiere, si muove tra i popoli per riallacciarsi all’umano».
Tra i temi ricorrenti della serata, l’autunno è apparso come metafora della maturità, del passaggio e della nostalgia. Una stagione “la più bella” del suo paese d’origine, che Nada ha dichiarato di non vivere da oltre ventisei anni, ma che rievoca e reinventa attraverso i versi. «L’autunno – ha detto – è anche una seconda estate, una stagione in cui la natura si veste di bellezza prima del silenzio».
Il silenzio, appunto. Spazio di meditazione, lentezza, e origine della parola poetica. «Le poesie nascono da quell’attimo in cui il pensiero diventa parola, come la rugiada che si deposita all’alba», ha spiegato Nada, il cui nome in arabo significa proprio “rugiada”.
Durante il dibattito, si è discusso anche del ruolo della lingua nella scrittura poetica. Francese, arabo, italiano, inglese: ogni idioma è per Nada Skaff un territorio poetico, un rifugio ma anche una sfida. “La lingua diventa tua nel momento in cui la usi con rispetto, con amore. L’italiano – ha detto – è ormai anche la mia lingua”.
Un pensiero costante per il Libano, la sua infanzia sotto le bombe, la bellezza dei fichi che crescono tra le rovine, e la consapevolezza di essere, come molti, un’esule “di tutte le terre”. Ma è proprio questa condizione a dare forza alla sua voce, che diventa coro collettivo, testimonianza e possibilità di speranza. «La poesia – ha detto in chiusura – è rinascita. È trasformazione».
L’incontro si è concluso con la lettura di Donna fiume, un inno alla femminilità fluida, vitale, incontenibile. E con l’invito – rivolto al pubblico – a rallentare, ascoltare, abitare il silenzio. Perché, come ci ha insegnato Nada, «un giorno senza poesia è come un’alba senza luce»
Vik Palmieri
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